sabato 7 febbraio 2009




se l'incidenza di un allenatore non è quantificabile in termini percentuali e spesso vittima della subordinazione alla qualità della rosa a disposizione, esistono casi isolati dove la squadra di calcio è l'identità pura dell'uomo che l'allena. un cento per cento definitivo.

il porto di mourinho dal 2002 al 2004 fù l'inarrivabile creazione e non plus ultra dell'allenatore portoghese. one man team. undici elementi sconosciuti, plasmati all'unisono al fine di mettere nel rettangolo verde la mentalità del loro allenatore. un tutt'uno di sfrontatezza, irriverenza, furore agonistico, aggressività, velocità, risolutezza. tutto ciò che emana la personalità di josè mourinho.

venne fuori una squadra iperoffensiva dall'incredibile e perfetto bilanciamento atletico e tecnico. squadra corta. ogni elemento era in grado di sostenere fase offensiva e difensiva con pressing furioso e costante raddoppio di marcatura in ogni zona del campo. triangolazioni paurose, contropiedi e tiri dalla distanza componevano l'arsenale offensivo. il ritmo sovente era insostenibile per gli avversari. ma la tattica non era affatto prioritaria, l'unica cosa importante era la mentalità, il crederci sempre senza aver paura o timori reverenziali nei confronti di nessuno.

il porto era uno spettacolo di grande unione, intensità e divertimento, e a farne le spese furono tutte le squadre che affrontarono l'one man team in quei due anni in cui il porto vinse due superliga, una coppa di portogallo, due supercoppe di portogallo, una coppa uefa, una champions league.

josè mourinho ha dato tutto in quei due anni. è impensabile che si ripeterà a quei livelli e con quella brillantezza perchè non avrà più la possibilità, e forse neppure la voglia, di allenare plasmando una squadra di sconosciuti. oggi l'allenatore portoghese è immerso nel calcio in cui girano troppi soldi, contornato da campioni capricciosi o da giocatori fatti e finiti, che hanno un loro regime tattico e mentale già compiuto, non plasmabile. non avrà più modo di ammaestrare sconosciuti tutti coesi e vogliosi di essere spiritualmente plagiati da josè.

la qualità di mourinho non è certo quella di essere un mirabolante genio della tattica, ne tantomeno quella di talent scout, bensì quella di incidere fortemente sulla personalità di allievi disposti ad un apprendimento totalizzante.

2 commenti:

pank ha detto...

Era uno spettacolo vederli giocare, la migliore squadra che ho visto da parecchi anni in qua.
La Lazio di Mancini era bellissima. Nella semifinale di Coppa UEFA a Oporto fu battuta 4-1, ma poteva averne presi il doppio. Una macchina da calcio e da spettacolo.
Non è più stato così, ma assemblando supercampioni difficilmente si può poi fare un lavoro come quello che lui fece al Porto (o Mancini, un pochino più in piccolo, ma anche operando in un campionato enormemente più difficile, alla Lazio)

RV ha detto...

si è quello il discorso. quando alleni un top team hai più una funzione gestionale, manageriale e in questo senso secondo me è leggermente più bravo mancini di mourinho principalmente perchè il mancio è cresciuto e vissuto nel calcio italiano, sempre una spanna superiore a livello tattico rispetto al resto d'europa, almeno fino a qualche anno fa...

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